Ho te… pretesa al limite dell’illusione come acerba promessa di qualcosa che frulla nell’aria… piccola rondine che non designa un tempo ma vale per ogni tempo che mi saprai dare.. per ogni goccia che vorrai dividere con me… in una fusione duplice.. i miei occhi, i tuoi occhi.. un paesaggio unico. Potrei dire il nostro ma peccherei di presunzione… ed invece a me interessa conquistare quel sorriso sempre troppo spento, sempre troppo tirato… quel sorriso che leggo solo nelle pieghe della pelle che invece canta e brucia… bolle e ribolle come un tino sulla catasta dei desideri… desideri che vorrei spegnere in ardua impresa… cimento inciso tra le pieghe della bocca ed la carne docile del tuo seno…

Ho te… diffamatoria presunzione di un possesso al limite dell’inarrivabile sul bivio dell’impossibile… ma sempre e solo tu che hai conquistato questa mia terra, pezzo a pezzo, e ne fai possesso… onta da non lavare… da insaporire al chiarore dei tuoi riflessi… alla luce dei tuoi occhi sempre vigili e compiti.

Ho te… piacevole sorpresa da inzuppare in frugale collisione con il mondo che si accende e mi compare come schermo dentro agli occhi… te come icona di un lusso sospirato e ricercato… te come sintassi di una grammatica troppo presto abortita… te come esclamativo alla fine di ogni mia parola… di ogni mia frase… di ogni pensiero, coltivato e reciso per donarlo in alveo apposito a contenere tutto quanto non so dirti e che vorrei dirti senza dirtelo… per fartelo capire senza darti turbamento… senza disturbare il tuo silenzio già compiuto… senza smontare un pietra sola della tua fortezza… perché le parole sono come fiori e basta un giro di ventaglio per farne una poesia… bella come ti vedo, distesa sui tuoi sogni e le mie illusioni!

©blu

 

14 giugno 2011

Fotografia: Photodet

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Ho creduto, come una fanciulla innanzi al mondo capovolto

mentre rocambolesche capriole mi regalavano sorrisi ormai chiusi

agli occhi del giorno.

Ho creduto  in Te a cui ho affidato Me

dopo il baratro della notte profonda

che mi aveva avvolta  nella sua coltre calda,  raggelandomi.

Ho donato abbracci, amore, lealtà,  realtà  concrete,

credendo che il nero trasformatosi in bianco rimanesse puro

come un  abito nuziale non ancora logorato

dal tintinnio delle lancette del tempo vissuto insieme.

Ho creduto ai tuoi ricami di parole,

congetture perfettamente intrinseche fra loro per costruire un abile maniero di menzogna

che come un castello di carte è crollato al primo soffio di vento.

Ora che mi hai ucciso in cosa potrò credere?

Di là del vetro frantumato rimane il rimpianto di essermi illusa e poi delusa

forse offesa ma serena perché rimasta Pura.

Pura nei miei sbagli, pura nei miei occhi e nei miei doni

che non hai saputo accogliere e che hai scaraventato contro un muro di chiodi,

dove mi hai crocefisso senza merito.

 

Ho guardato, ancora una volta, il sangue nelle mie mani

ed ho capito che solo quello segnerà il mio domani!

 

Federica

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Scende fra le vie del tempo questa fitta nebbia soffocante ,

le barche inneggiano il loro volto al mare

E le reti gareggiano alla pari

con i pensieri di quei volti stanchi e imperturbabili.

La polvere filtra nel dolore  delle mani

che si fanno unite in preghiere silenziose

perche lì non si muore soltanto una volta..

Si frena il cuore sotto ai piedi di  un  indomito  tremolio

che ancora gli occhi degli uni agli altri

e lascia trasparire le cicatrici invisibili delle battaglie perse.

Specchi rotti, pietre riverse, ricordi in frantumi,

spazi che avanzano dalle rovine,

placati lamenti di una terra dal volto sconosciuto che si ribella

e la vita osanna alla paura  che decanta senza sosta il suo potere.

Santa la voce delle madri che proteggono i loro germogli,

Santa la Forza degli eroi

La pace della rassegnazione

il riposo che toglie ogni male

ma la notte torna a far tremare e l’attesa resta in ginocchio

con la testa china all’ingiù

di uno scampolo di normalità e nulla più.

Un  nuovo giorno nasce..

Mentre  il sole nuovamente indora

la paura lascia sperare ancora.

 

 

- 6 giugno 2012 alle ore 19.20-

Federica.

Ai terremotati.

 

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9

Sei tu che Sali dentro come un riflesso capovolto
o le solite impronte smarrite nell’inganno?
Eppur credevo fossi esanime,
non avessi più esistenza contro me,
non mi potessi ancora trafiggere
con le tue molteplici lame, errando.
Anche mentre m’ ancoravo ai tuoi baci
credendo o subendo il fascino dell’ abbaglio eri lì presente
e seppur non ti vedessi
come una padrona iniettavi le tue spire
nelle vene ancora e ancora.
Le parole in gola hanno bisogno d’aria,
la pelle ha necessità di concretezza
e Tu m’impugni come fa la rosa con la sua spina.
Si respira un aria di ritorno
in balia dell’ incedere dei sogni infranti.
Adesso il vento è fermo
e la casa non ha più pareti da sostenere,
la polvere annida sul suo viaggio di parole che volano di bocca in bocca,
di passo in passo, di labbra in labbra
senza mai fermarsi
o ancorare in porti sicuri di certezze ,
parole a cui ho dato voce senza nessun Congedo.
Ma è solo una corsia delle mie molteplici strade
in attesa di una Via infinita da percorrere insieme a Chi
sia privo di angoli ruvidi o di riverberi
in cui Io ingenuamente, troppo spesso, credo.
Federica

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La mia voce non ti tocca,
nemmeno sfiora la mano che ama ciò che non ha,
eppur a volte si fa sottile per poter penetrare
quel dolore antico che riaffiora
ma invano.
Non ha rumore, non ha silenzio, non ha valore
Eppure pesa come la solitudine che occupa,
non ha spiragli
ne luci da inventare ma ore di fuoco da placare
Ricolma di stelle prigioniere ritorna graffiando di vertigini..
s’infrange sugli spigoli di Noi, si spezza , Dilania..
la rompe il pianto, la rallegra il sorriso
poi ritorna nel suo nido, stanca della tua acerba bocca
e ancora non ti tocca.

Federica

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voogue

Tu empirica creatura che si dissolve ad ogni sussulto,
Tu che sei gelo e dentro fuoco,
inganni te stessa per sottrarti ancora e ancora…
e sparisci dentro un mutevole oscuro
che prima o poi ti raggirerà
rabbuiando gli spiragli che a fatica appaiono sul tuo sorriso.
Tu che danzi nel mistero e vivi di ombre e riverberi come fossero realtà,
frughi nei silenzi per trovarne il senso
mentre barcolli sulle decisioni
del volare libera..tremare ancora
o annegare per sempre
dentro un mare d’ inezia.
Di quale viaggio ti farai traguardo?
Di quale luce t’illuminerai?
Stanca di vento sugli occhi,
debole di esili germogli lasciati essiccare privi di cura e protezione
avrai riparo di te stessa?
Chi ti proteggerà dai tuoi pensieri?dalle tue paure?

Tu.. che lecchi ferite che t’hanno deriso e ingannato
nell’attimo del freddo dovrai coprirti da sola e svelare che maschera indossi …
imparare che il volo è vita arresa
non anima in gabbia o mura pericolanti fra la Gente
e assolverTi..
prima di diventare quel Niente che hanno voluto fossi.

Federica

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il Grano

Non v’è certezza alcuna
Dietro alla porta ci son le mie certezze senza nessun cigolio
e in bilico ci son le Tue parole
come un morso al cuore che riapre ferite ancora sanguinanti..
E io che di te voglio tutto ciò che dietro gli occhi si nasconde,
che di te voglio essere rondine, fiato d’innocenza e di lealtà ,
mi perdo nelle Tue ombre che diventano pioggia,
nelle tue fresche impronte che solcano la pelle.
T’ascolto.. e mi sei goccia che scende,
rifletto e diventi nuvola,
poi pioggia.
T’invento dentro al cuore come Ti vorrei,
quando eri linfa e del buio facevi essenza,
quando intrecciavi i capelli fra le mani e di me ti colmavi
Ti respiro e ti piango perche la Tua luce abbaglia.
Sei dentro un sogno che s’allontana
Mi sei dolore esile,
Soffice amore, fiore delicato, nebbia che non si dirada, impalpabile più di me stessa.
Mi perdo nella trasparenza
Cos’altro sei? Perche sento le tue spine?
Urlo
Resisto..
Esisto.
Ora che tace anche il giorno aspetto che ritorni la Tua voce
Ti lascio pensiero .. nell’ attesa che ritorni Volo.

Federica

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tristezza

È l’ora…
Nell’attesa dell’evento sgrano il mio rosario con dita nervose,
vorrei non contarle queste piccole sfere, una ad una racchiudono un dolore e rendono una somma che non riporta mai un pari,
un senso positivo
Eppure ho donato tutto senza mai ricevere equamente
Eppur ho ripudiato persino il mio sudario per combattere battaglie perse anticipatamente.
Quanta gioia arresasi precocemente e gratuitamente a chi non meritava nemmeno un sorriso
o un minuto delle mie pene, dei miei copiosi pianti.
La somma è qui.. davanti al mio cospetto.
In piu ci sono gli anni,
ci sono gli incubi che vivo anche da sveglia,
l’esperienza della vita, la paura che mi riveste e mi ricopre, il freddo che sento dentro,
le cose vissute, anche quelle amare ma non si sono solo quelle,
ci sono anche i ricordi spensierati anche se spesso velati da una punta di malinconia o dal retrogusto amaro.
In più c’è una vita
Quella mi appartiene come frutto della mia carne,
che qui accanto a me seduta mi guarda con occhi sbigottiti, forse spaventati dal futuro,
non capisce.. non sa ancora contare…. e forse è meglio cosi.
In meno ci sono le persone care, tante, troppe,
quelle che egoisticamente ora vorrei accanto a stringere il dolore per alleggerirlo,
ci sono le parole che ingiustamente non ho mai sentito che s’annidano dentro le ferite.
In meno c’è la mia grande forza, la prospettiva di un futuro agevole, finalmente libero di esistere,
Ho sempre creduto che l’amore non va diviso e non l’ho mai fatto, l’ho sempre moltiplicato.
e questa è la somma che m’ appresto a scrivere qui
macchiata con il sangue .. sfinita nell’ esser niente.. e buttata li’.

Federica

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la mansarda

Scendo stanotte come pioggia scrosciante a gocciolar sulle dita
anche se Scorre lento questo segreto lo ritrovo sulla pelle a rigarla di pensieri..
E le parole muoiono in gola soffocate dalla gioia di poterti amare
Scendo stanotte e al tempo penserò dopo ..
dopo che la tua mano inciamperà fra i capelli e le tue labbra schiuse si disseteranno alla fonte, senza peso d’inutili lenzuola
o recondite emozioni.
Scendo stanotte perche c’è il tuo fiato alla porta e non le spalle rivoltate di chi non vuol vedere
ma il suono del richiamo e dell’attesa che si arrende e le mie vene hanno scelto te per sgelar l’inverno
Te che sei acqua di ruscello ad abbeverar la riva
fai risorgere il mio cuore riempiendo i vuoti di domani,
Te che m’ intingi nel tuo tempo senza risparmi
e diventi impronta sui miei passi mentre la vertigine volteggia nell’ eco che si sperde dentro noi
Te che non sei scroscio di timore ne pianto o sommo silenzio
ma rinascita per le mie ali riverse
Ho fra le braccia questo Volo, fra le dita ogni speranza accesa
ravvivata in questo fuoco spento
Ho per viaggio la Tua strada
per passi il Tuo cammino e abbraccio l’esigenza di cercarti per saziarmi
all ’epicentro del cuore che Finalmente Sento.

Federica

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s

Eccola è sempre li .. la solita strada ,l’ennesima salita e il solito riflesso che s’infrange contro.
Non ho più occhi per vederne le molteplici venature
ne cuore per reggerne i colori accesi
solo valigie di speranza che riempio di noi e lascio stipate sull’anticamera..
lasciate aperte ad ogni battito di ciglia che mi doni respiro
e che mi permetta di aggiungere panni senza che un diluvio li renda zuppi e intrisi d’inutile.
Ci sono Tracce di sole all’orizzonte ,
sentimenti senza lingua e senza stringhe,
che non chiudono la gola ad ogni respiro ma aprono l’ombrello
a riparo del diluvioso pianto
mentre aggiungono colla a questo vaso infranto.
Ci sono i colori della tristezza nel rosa della tua pazienza,
i colori della presenza nel verde della tua speranza
Poi c’è il rosso della tua essenza nel nero della mia presenza…
ci son le sfumature.. talmente variegate che ancor non so interpretare,
e’ c’è un cuore ricolmo di cose che porta stigmati marchi indelebili che cronicizzano dentro
e che riemergono anche mentre i colori esplodono in un sentiero ignoto che non ha arrivo.
Mentre io
che altro non sono che un tratto di penna sbiadito
dal tocco delle lacrime
attendo la fine tracimando parole a te
che mi sei sconosciuto
come un mattino perso ad ingoiar pensieri che lo trafiggono.

Federica

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All’imbrunire

fede

All’imbrunire si raccolgono i pensieri,
i tasselli si ricompongono seppur non intarsiati nelle perfette simmetrie
e la polvere respira.. Ancora e ancora Mia.
Ovunque mi volti vedo le ombre dei tuoi passi e il logorio dei tuoi silenzi
incoraggiati dalla luce che svanisce via via prendendo forma.
E non serve che un alito svolazzi sui miei veli
che un canto diventi culla sulle mie nenie
si affanni a infrangersi in un tormentato specchio
che rende solo l’immagine che vuole
e che trattiene il fiato su dei respiri fermi.
Fermi…
come tutto ciò che sono
come il rumore mancato delle lancette sulla Tua ora,
come la bizzarria di questo foglio
o come gli echi che non ritornano a raddoppiarsi
anche se arde sul bordo delle labbra
una parola che rimane germoglio
e il fiato diventa vortice di silenzi
mentre inciampa
su quel lemmo d’amore che più non pronuncia.

Federica

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tu ed io

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ControluceTante son le volte che mi son chiesta invano
se fossi un docile tassello del tuo stupefacente arazzo
o solo una carezza da far scivolare sui tuoi sbiaditi giorni.
Troppe son le volte in cui sordo alle domande ad occhi chini t’allontani
come fossi scomoda inquilina o oggetto da cui disfarsi.
Allora ti travesti da nemico…
Furtivamente parli a chi ti
sta aspettando,
dai voce alle parole che arrivano tanto
ma che più di poco non ti danno.
Ma non si era detto che ci si doveva amare?
E quando il tuo sguardo s’allontana di fronte ad
una lacrima nata innanzi al freddo del disgusto,
nel gelo dell’assenza che copiosa
scorre a stingere i colori
è li’ che nasce la certezza che amor più non vive.
Difficile riprendere a sorridere anche se i sogni sfuggono
e sinuosi ed ammalianti chiedono permesso al mio
rispetto
e solo allora…. alla porta li accompagno.

Ed è li che anche il sorriso tristemente muore.

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Gronda come pioggia scrosciante questo fervore a cui non so mentire
Si sofferma anche dopo essere svanito come alito di vento,
lascia l’essenza come
rabbioso impulso che non m’abbandona e brucia dall’ invadermi
traspira e spinge oltre ogni limite
Se avesse l’idea dei macchiettati giorni trascorsi ad attenderlo invano
e della frenesia legata delle mani, dello sguardo attonito del risveglio
ora non esiterebbe a palesarsi
come complice veleno o come intaglio ,
indelebile ricordo che non arretra nemmeno capovolto al suo volere
Sa’ che nessun dubbio eviterà il sobbalzo quando
Gli parlerò nel cuore,
gli scaverò nell’anima e di graffi i pensieri gli strapperò …
quando al soffio del suo respirò muta resterò.

Federica

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Omaggio a chi come me ama il proprio gatto.

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Innocenza e malizia

Come riuscire a sostenere l’ effluvio che via via svanisce?

Come perdere “sostanza”ed ” essenza” e riempirsi d’assenza
per te che sei sempre presenza e mai distanza
per te che sei coscienza, pazienza e ubbidienza,
che sei coerenza, differenza

ma mai.. Lontananza

Ed io che son movenza.. succulenza, urgenza.. e prepotenza
porto a te la mia riconoscenza
perché arrivi la speranza e non svanisca… in questa stanza.

Federica

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fienile

Per esserti veste sono di cuore e di tatto

Labbra mute sui tuoi gracili momenti
sollievo al mesto flagello a cui ti si donato

Per esserti veste
sono l’esigenza colmata di una calda notte d’estate
a riempire di cielo il tuo sbiadito blu,
sono trama di tempo,

intreccio d’organza che scivola morbida sulle tue braccia

Per esserti veste
sono pensiero che offusca la quiete notturna
Immenso e delicato disegno che prende forma fra le tue dita
lembo di pelle affamata e specchio riflesso in attesa,
quella che nonostante svestita… ti rimane addosso.

Federica

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Fiume amaro

Si fa breccia il tortuoso sentiero che avanza
non lascia nulla dietro

ma riporta sempre ogni pensiero in questa stanza

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scrigno…..Chiamala follia,

paura o chiamalo destino per me è solo vuoto,quello che adesso ricolma ogni cosa, quello che provo o non provo, quello che è od era e che ora non so più, non più.
Facile credere a un volo pindarico che ti sconvolge la vita e che ti fa sentire viva o tornare bambina quando più non lo sei ( ma dentro sempre) .
Facile credere a parole fasulle con audacia di vero, drasticamente difficile tornare a volare..
I sogni sono svaniti con l’ultimo barlume di speranza che sorvolava intorno
Cosa resta di me’?
E cosa resta di noi?
Quattro righe imbrattate di polvere e stracciate nei momenti bui, quelle righe che ho letto e riletto all’infinito e che ancora rimangono tatuate in me, quelle che mi hanno fatto toccare il paradiso ma poi riscendere…
e rileggerle rigandole di lacrime non è servito a cancellarle.
Tanti giorni senza un senso che trascorrono e giocano a rincorrersi nelle ore, nei momenti in cui non c’è vita
ed Io che come un fuoco vado via via spegnendomi.. senza mai ravvivarmi.

Sempre Io Vestita solo di me persa a sconfiggere i ricordi.
Quelli sono miei nessuno potrà rubarli, fanno parte dei doni da conservare,
quelli belli e anche quelli brutti, sono tutti spaccati di vita , questa vita che generosa non è mai stata, non con me..e si è presa beffa quando l’ho affrontata.
Dove siamo finiti io e te?
Cosa rimane delle nostre sconfitte e delle vittorie?
Nessuno saprà mai quale amore abbiamo cavalcato
che cerchio abbiamo inventato e riempito di noi e quanto traboccava questo amore, sembrava rincorrere i secondi che ci dividevano, rafforzandolo sempre più
Dove sono sotterrate le nostre promesse?
Sembrano echi lontani quasi impercettibili eppure ridondano sempre.
Forse è una mia errata percezione..
Chiamala follia.

Federica

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attimo

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doppio

Come d’improvviso sentire i suoi pugni ricadere nelle mani

Quelle che si aprirono a riceverlo e che poi si chiusero, serrandosi per sempre.

Come avere addosso il vuoto e voler scappare dal senso d’inutilità che questa vita ci regala.

“Facile”trovare appoggio in un inutile sogno che riaffiora, sprofonda e poi ancor riemerge,

Sentir sostegno nel rimembrar amori svenduti alla notte “assente” che di noi ha reso in bilico.

“Toccante” custodire il peso di questo lungo viaggio dove ho portato con me Te, Sempre.

Come bagaglio di speranza, come folla nella solitudine,

Come Bagliore dirompente ad indicare la smarrita via.

Ma Senza Te il mio calendario non avrebbe giorni,

i miei occhi non sarebbero velati dalla gioia e dal pianto

i sorrisi non avrebbero senso, i sogni fantasia.

Aspettavo la tua bocca pronta a ricucirmi le verità a stento trattenute.

Attendevo il tuo respiro a ridarmi voce, le tue dita a togliermi le spine, il tuo seme a ridar vita al fiore.

Sa’ di pace la follia fatta a brandelli,

Sa’ di cuore questo salto, danza, incede lento e poi vorace

dona grazia nei respiri.. affonda

E vorrei annegare in questo mare,

cadere dentro questo baratro ed essere accolta dalle Tue mani, giunte a stringermi.

Come veder riemergere ogni Tutto, e cercarlo, ritrovandolo ancor Puro come Fu.

Chiamalo amore, non porta nessun altro nome se non il Tuo

Federica.

All’amore.(Di cuore)

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quadro

La nebbia scende a raffreddare il cuore

la gioia increspa,il vuoto cola, mentre la sera cala con il suo grigiore.

Ma anche la notte più buia è gravida d’albe..

( Che sia sorriso di  ricordi)

Che sia tela, pennello, colore e infine quadro

a rischiarar le ombre in questo mondo oscuro

Che sia grazia nei respiri, delicatezza di lusinga

brama di slegare corde lacerate

(Che sia sorriso di speranza)

(Che non sia) un nodo nella gola o un tormento senza pace

un bagaglio di pensieri oscuri che si apre e si ripone a lungo,

un viaggio in quel che resta della strada dell’oblio.

(Che non sia) cantore di peccato, febbrile veleno

o mordace illusione il giorno in cui mi hai dato voce

Che sia calore, effluvio di vita

luce dispersa sui resti del dolore e non lusinga,

menzogna, antifona speranza

Che vacilli nel nuovo tempo con pudore e bruci quei baci arrugginiti

quelle purpuree ferite, con ardore

(Che sia sorriso d’amore)

Che sia brivido a cui donare vita e poi coprire,

Carezza a cui portare mano, occhi da guardare,

parole da ascoltare

giorni da inventare

Ma

che non sia

brandello di follia

o sabbia fra le dita

a impolverare il mio abito sdrucito

al Tuo cuore donato.

Federica

I mei auguri. (Che sia cosi’)

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307
Genera silenzio quell'improvviso strappo,
quella consapevolezza che vengo dopo ogni cosa,
come furtivamente e di passaggio scende la sera.
Scende sui giorni, sugli inverni passati e su quelli attesi,
sulle primavere inventate o smarrite.
Tutto finisce o inizia cosi',
sotto una quercia che stordita dal vento 
si libera della ultime foglie e a stento trattiene i rami.
Riconosco la nascita della fine.
Riconosco il riflesso dell'ovatta della notte
che cala come tempo da non più spartire.
Il pugno stretto a trattenere le foglie non basta.
Una voce senza voce, un corpo senza calore,
 un'amore senza audacia o una vita indifesa,
facile prede di abili mani, sapienti respiri 
misurati a dovere per colpire nel punto più fragile
di un fiato che più non m'appartiene.
Cosa serve costruire scenari inutili dove fingersi attori
o favole urticanti decorate di stelle se poi a mani vuote rimani?
COSA SERVE AVERE OCCHI ACCECATI DALL'ESSERE INVISIBILE?
Penso all'ultima ruga che cresce a mia insaputa,
penso al destino che crudele si burla di tutto, 
all'amore che non conosce scadenze
e trattengo il respiro sapendo che l'attore , 
finita la recita si cambia d'abito e se ne va'
come peso esagerato 
su quell ultima quercia che col suo ramo reciso
non lo può più trattenere.
Federica

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Ti ascolto integerrimo nei tuoi silenzi,
ti sento nei sogni quando urli all’ amore,
dissento ogni qualvolta ti odo sopraggiungere.

Al niente mi rivolgo:

Insipida è la tua bocca
Senza suono e senza inganno
come nodo di spinose catene mai disciolte.
Crudele è il tuo negarti senza parole ,
il difenderti con ferocia , il saziare tormenti
il tuo sapore amaro,
l’ incedere nel fragore del viaggio senza ritorno
della follia dell’essere stato tanto.
 

Porterai via il bordo traslucido della tua parvenza
E seguirai la rotta che più s’addice ma
È la tua presenza la sola immagine che occupa il mio strazio
come grinza che si tende e si leviga
in questa nebbia che barcolla.

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